PSOAS: il muscolo che blocca e gonfia l’intestino
L’intestino è appoggiato direttamente sopra questo muscolo, senza niente in mezzo. Ed è un rapporto che funziona in tutte e due le direzioni.

Moltissime persone convivono con gonfiori intestinali che non sembrano legati all’alimentazione. O meglio: li sentono di più dopo mangiato, ma indipendentemente da cosa hanno mangiato. Pasta, riso, insalata, pesce: non importa cosa scelgono, la pancia si gonfia lo stesso.
In questi casi c’è un pezzo che quasi nessuno considera, e che non ha niente a che fare con il cibo. Ha a che fare con un muscolo: lo psoas.
Un rapporto di vicinato che quasi nessuno conosce
Lo psoas è un grande muscolo che parte dalle vertebre lombari, attraversa il bacino e arriva alla coscia. È uno dei più profondi del corpo: per raggiungerlo con le mani bisognerebbe passare attraverso l’addome.
Ed è qui che la faccenda si fa interessante: l’intestino è appoggiato direttamente sopra lo psoas. Ci sta sopra come una coperta su un cavo teso, in contatto diretto, senza niente in mezzo.

Il meccanismo funziona in tutte e due le direzioni
Che un problema intestinale faccia irrigidire lo psoas è abbastanza intuitivo: quando l’intestino è irritato o gonfio, tutto quello che gli sta intorno si contrae di riflesso. È lo stesso motivo per cui quando hai mal di pancia ti pieghi in avanti, con i muscoli della zona che si chiudono per proteggere.
Ma il punto davvero interessante, e la parte che quasi nessuno conosce, è che il meccanismo funziona anche al contrario. Quando lo psoas è rigido per conto suo, comprime l’intestino dal basso.
E rigido lo diventa per parecchie ragioni che si sommano: le ore passate in posizione seduta, certo, ma anche una gravidanza, un intervento all’addome, un periodo di dolore che ha fatto muovere di meno, un allenamento sbilanciato in avanti. È il motivo per cui questo schema si ritrova anche in persone molto attive.
Cosa succede all’intestino schiacciato
Lo psoas rigido riduce lo spazio vitale dell’intestino, ne limita la motilità e rallenta il transito. Il cibo arriva, l’intestino deve lavorare, ma ha meno spazio per farlo. Il risultato è che la fermentazione aumenta, il gas si accumula e la pancia si gonfia.
Non per quello che hai mangiato, ma perché l’intestino non ha abbastanza libertà per gestire quello che hai mangiato. Ecco perché molte persone si gonfiano sempre, a prescindere dal piatto: il problema non è nel piatto, è nel muscolo che sta dietro l’intestino.
Il circolo dispettoso, e come si gira dall’altra parte
Lo psoas rigido comprime l’intestino, l’intestino gonfio e irritato fa irrigidire ancora di più lo psoas, e lo psoas più rigido comprime ancora di più. Il cerchio si chiude, ed è il motivo per cui la situazione sembra non migliorare mai: ogni pezzo peggiora l’altro.
Ma è anche il motivo per cui, quando si interviene nel punto giusto, il miglioramento sorprende. Il circolo funziona anche al contrario, e diventa virtuoso: quando lo psoas si rilassa l’intestino ha più spazio, con più spazio la motilità migliora e la fermentazione cala, e con l’intestino meno irritato lo psoas si rilassa ulteriormente.

Una cosa che ho provato di persona
Quando da giovane mi capitava spesso di gonfiarmi, ho cominciato a lavorare in modo mirato sui muscoli della zona. Non ho cambiato granché a tavola, eppure quei gonfiori anomali sono diventati un ricordo.
Lo ripeto spesso: non sto dicendo che l’alimentazione non conti, perché conta eccome. Ma se i muscoli intorno ai tuoi organi non funzionano, puoi mangiare in modo perfetto e gonfiarti lo stesso. E vale anche il contrario: molte persone che cominciano a lavorare sullo psoas notano un miglioramento che nessuna dieta era riuscita a dare, perché il cibo era solo metà del problema.
Quello di cui abbiamo parlato è un muscolo solo, ed è il pezzo più trascurato della storia. Ma lo psoas non si rilassa a comando e non lavora da solo: è collegato al diaframma dalla stessa fascia, e finché il respiro resta corto anche lui resta corto.
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