Psoas e diaframma

DIAFRAMMA: perché è il centro delle catene muscolari e della postura

Del diaframma si dice una cosa sola, che è il muscolo del respiro. C’è un secondo ruolo, molto meno noto, che lo rende ancora più centrale.

7 minuti di lettura
Confronto posturale di profilo

Quando si parla di diaframma si dice quasi sempre una cosa sola: è il muscolo della respirazione. Ed è vero. È la pompa che sposta l’aria dentro e fuori dai polmoni, e uno dei pochissimi muscoli che lavora ventiquattro ore su ventiquattro, dal primo all’ultimo respiro. Basterebbe questo a renderlo importante.

Ma c’è un secondo ruolo, molto meno conosciuto, che lo rende ancora più centrale: il diaframma è anche il centro della postura.

Guarda dove si trova

È una grande cupola muscolare orizzontale, piazzata esattamente a metà del tronco, attaccata al giro completo delle costole basse, allo sterno davanti e alle vertebre lombari dietro. È il punto di incontro fra la parte alta e la parte bassa del corpo, e sopra, sotto e tutto intorno a lui si aggancia una rete di muscoli che dipendono dalla sua posizione e dalla sua tensione.

In più, nel sistema nervoso, il diaframma ha una priorità altissima, più alta di quasi tutti gli altri muscoli. Il motivo è ovvio: senza respiro non si vive, quindi se c’è da scegliere fra respirare bene e stare dritti, il corpo sceglie sempre la prima.

Ed è qui che gli altri si adattano a lui

Quando il diaframma diventa rigido e contratto, tutti i muscoli attorno si adattano: si piegano, si chiudono, si accorciano, per metterlo comunque nelle condizioni di lavorare. È esattamente la postura che assumi senza pensarci quando hai il fiato corto.

Pensa a cosa fai appena finita una corsa intensa: ti pieghi in avanti, appoggi le mani sulle ginocchia, chiudi le spalle, abbassi la testa. Non lo decidi tu, è automatico, perché in quella posizione il diaframma respira meglio. La stessa cosa il corpo la fa in piccolo e in modo cronico quando il diaframma resta contratto, solo che non te ne accorgi, perché è una chiusura lenta e silenziosa.

Il diaframma visto di profilo
Il diaframma è la cupola che divide torace e addome: quando resta contratto, sopra e sotto si adattano alla sua tensione.

Perché si contrae

I motivi principali sono tre. Il primo è la tensione che dura, quella che tiene il sistema nervoso in modalità allarme e blocca la respirazione profonda. Il secondo sono le giornate in cui ci si muove poco, che riducono drasticamente la sua escursione. Il terzo è la respirazione alta, quella di petto, che usa i muscoli accessori del collo al posto suo.

Tre condizioni quotidiane per moltissime persone, che insieme creano un diaframma sempre teso e mai davvero rilassato.

La catena che si accorcia in blocco

Intorno al diaframma si organizza una catena posturale anteriore che lo collega in alto al collo e in basso al bacino. Sopra ci sono i muscoli anteriori del collo, scaleni e sternocleidomastoideo, e il piccolo pettorale, che si attaccano alle costole alte e tirano la spalla in avanti. In mezzo c’è il diaframma, che con la sua tensione incurva lo sterno e chiude la cassa toracica. Sotto c’è lo psoas, in continuità diretta con lui attraverso la fascia.

Quando il diaframma si contrae cronicamente, tutta questa catena si accorcia in blocco: la testa si proietta in avanti, le spalle si chiudono, lo sterno si abbassa, lo psoas si accorcia, il bacino si inclina. Il corpo, lentamente, si ripiega verso il centro.

E i sintomi che compaiono sono molto più di quello che uno si aspetta da un muscolo che, ufficialmente, serve solo a respirare.

Il dolore che sorprende: quello fra le scapole

Il primo segnale è un senso di oppressione al petto, come se mancasse l’aria anche quando l’aria c’è. Poi arrivano i dolori intercostali, soprattutto sotto le ultime costole, dove il diaframma si attacca. E poi, in modo che sorprende molti, il dolore al centro della schiena, fra le scapole.

Sembra controintuitivo: se la tensione tira in avanti, perché fa male dietro? Il motivo è proprio quello. Quando la catena anteriore tira tutto in avanti, i muscoli del centro della schiena devono lavorare in tensione costante per tenere indietro spalle e scapole. E un muscolo che lavora in tensione costante, prima o poi, fa male.

Quel dolore fra le scapole che non passa con i massaggi, che non risponde agli allungamenti della schiena, che torna sempre uguale, in moltissimi casi non è un problema di schiena: è il conto che la schiena paga per una tensione che sta davanti.

La catena posturale anteriore
Testa in avanti, spalle chiuse, sterno abbassato, bacino inclinato: non sono difetti separati, sono la stessa catena che si accorcia.

Quello di cui abbiamo parlato è il centro di uno schema, non un muscolo isolato, e questo cambia il modo di intervenire: agire sul punto che fa male, quando il problema sta sull’altro lato della catena, è il motivo per cui certi dolori tornano sempre uguali.

In Psoas e Diaframma ho messo insieme il lavoro sui due muscoli che tengono quella catena: trentasei lezioni da quindici o venti minuti, senza attrezzi e senza alta intensità, che riportano il respiro in profondità e restituiscono lunghezza a quello che si è accorciato.

Chi lo fa racconta spesso la stessa sorpresa: il respiro che scende più in basso, e la schiena fra le scapole che smette di chiedere il conto la sera. Scopri qui sotto il percorso completo Psoas e Diaframma, e se vuoi vedere prima come si lavora, in fondo trovi due lezioni intere.

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