Cervicale

Muscoli SCALENI: i piccoli muscoli del collo che stringono i nervi del braccio

Fra due di questi muscoli passa tutto quello che serve al braccio per funzionare. Quando si irrigidiscono, quel corridoio si stringe.

6 minuti di lettura
Gli scaleni fra collo e prime costole

Nella parte laterale del collo, nascosti sotto lo sternocleidomastoideo, ci sono tre piccoli muscoli che quasi nessuno conosce per nome: gli scaleni. Anteriore, medio e posteriore, partono dalle vertebre cervicali e si attaccano alle prime due costole. E non sono muscoli qualunque.

C’è un dettaglio anatomico che li rende speciali, e anche un po’ infidi. Fra lo scaleno anteriore e lo scaleno medio passa il plesso brachiale, cioè l’intero fascio di nervi che dal collo va al braccio, alla mano e alle dita. Insieme ai nervi passano anche l’arteria e la vena succlavia, i tubi principali che portano sangue al braccio.

Un corridoio strettissimo, con dentro tutto

In pratica fra questi due muscoli c’è un passaggio angusto dentro il quale transita tutto ciò che serve al braccio per funzionare: comandi nervosi, sensibilità, circolazione. Quando gli scaleni sono rilassati il corridoio è aperto, tutto scorre, e non ti accorgi nemmeno che esista.

Ma quando si irrigidiscono il corridoio si restringe, e le strutture che ci passano in mezzo cominciano a soffrire. Il risultato è formicolio alle dita, senso di debolezza al braccio, dolore che sembra partire dal collo e scendere lungo la spalla, a volte una strana sensazione di freddo o pesantezza alla mano.

Il plesso brachiale fra collo e spalla
Il plesso brachiale passa fra scaleno anteriore e medio: da lì partono i comandi per braccio, mano e dita.

E anche senza sintomi eclatanti il conto si paga lo stesso: più gli scaleni sono rigidi, più il braccio lavora in condizioni sfavorevoli, e aumenta la probabilità di sviluppare tendiniti alla spalla e al gomito.

Perché si irrigidiscono così facilmente

Il primo motivo è la respirazione. Gli scaleni sono muscoli accessori: in teoria dovrebbero intervenire solo durante uno sforzo intenso, per aiutare ad alzare le costole. Ma quando il diaframma è bloccato, cosa che succede regolarmente sotto stress, vengono chiamati a lavorare a ogni singolo respiro. Migliaia di micro-contrazioni al giorno che non dovrebbero fare.

Il secondo è la postura. La classica posizione con la testa in avanti, tipica di chi sta al computer o guida molto, li tiene in accorciamento costante. Non è che quella posizione sia sbagliata in sé: è che passarci ore li fa adattare, e adattarsi qui significa diventare più rigidi.

Il terzo è la tensione nervosa. Come molti muscoli del collo, gli scaleni sono reattivi agli stati emotivi: nei periodi carichi si contraggono di riflesso, e siccome quel tipo di tensione non ha una data di scadenza, restano contratti a lungo.

Tre fattori che si sommano giorno dopo giorno, finché il corridoio diventa troppo stretto e i nervi cominciano a protestare.

Perché lavorare solo sugli scaleni non basta

C’è un dettaglio che rende la situazione più interessante: gli scaleni non lavorano da soli. Fanno parte di una catena che comprende il trapezio, lo sternocleidomastoideo, i sotto-occipitali e il piccolo pettorale. Quando uno di questi va in difficoltà, gli altri compensano, ed è il motivo per cui la tensione agli scaleni è quasi sempre il pezzo di un quadro più ampio.

Da qui la conseguenza pratica: se allunghi gli scaleni ma il diaframma resta bloccato, il piccolo pettorale è rigido e il trapezio fa gli straordinari, nel giro di poco la situazione torna com’era. Non perché l’allungamento non serva, ma perché da solo non regge contro tre cose che continuano a tirare dall’altra parte.

La catena fra collo, spalla e torace
Collo, spalla e torace fanno parte della stessa catena: il corridoio si riapre quando si muove tutta la zona, non un muscolo solo.

La buona notizia

Trattandosi di muscoli, ci si può lavorare eccome. E quando tutto il sistema cervicale torna a funzionare, il corridoio si riapre, i nervi smettono di essere schiacciati, e quei sintomi al braccio che sembravano venire da un’ernia si diradano.

Non servono manovre particolari né esercizi acrobatici. Serve un lavoro ordinato e progressivo che rimetta in efficienza tutta la zona, partendo dalla respirazione e arrivando ai muscoli profondi del collo.

Quello di cui abbiamo parlato è un passaggio anatomico, e capirlo spiega perché certi formicolii non c’entrano niente con la mano. Ma il corridoio non si riapre agendo su un muscolo: si riapre quando l’intera catena, dal respiro alle spalle, torna a distribuire il lavoro come si deve.

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